PARLA IL PRESIDENTE ROBERTO FRESU

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 PARLA IL PRESIDENTE ROBERTO FRESU 

«Viviamo in una situazione di attesa: il mondo dilettantistico merita risposte certe e tempestive per capire se, come e quando ripartire»

Sassari, 27 aprile 2020

Roberto Fresu, presidente del Sassari calcio Latte Dolce: «Ciò che in questo momento, in maniera più lucida e oggettiva, fotografa la realtà che il calcio e la serie D stanno vivendo è una situazione di attesa. Attesa di decisione, di risposte e di soluzioni da applicare in prospettiva futura. Più volte si è ribadito il concetto che, palesemente, la salute è l’interesse comune da preservare. Ma è altrettanto chiaro, mantenendo il presupposto, che a cascata si dovrà necessariamente ragionare sul domani del mondo produttivo in genere, dello sport e del calcio a tutti i livelli e non soltanto a quelli più alti dove regna la massima incertezza come dimostra l’ultimo incontro della Figc con il Governo. In questa fase, purtroppo, non possiamo fare altro che attendere. Ed è innegabile che come presidente, come parte della società, come amante del calcio e come del resto credo sia per ogni singolo giocatore e allenatore, la speranza sarebbe di riprendere a giocare. Noi abbiamo l’obbligo di crederci. Al momento queste sono le indicazioni date dalla Lega, che auspica anche essa una ripresa anche se non si sa con quali protocolli sanitari. Ma, allo stesso tempo, credo che sarà complesso e molto difficile ripartire. Non certo impossibile, ma molto difficile. Stiamo in attesa, ma nello stesso tempo dobbiamo pensare anche noi ad una fase 2  per continuare a dare certezze nei limiti del possibile. Attendiamo che i vertici ci dicano con chiarezza cosa sarà del campionato e dei campionati. Ripeto, i protocolli indicati dalla Figc sono complessi e di difficile applicazione non solo in serie A ma anche in tutti i campionati a seguire. Penso al calcio cosiddetto dilettantistico, che però la Lega Nazionale Dilettanti ha volutamente chiamato serie D o quarta serie, proprio per darle una collocazione importante nel panorama calcistico.  Una collocazione che porta tutte le società ad operare da professioniste, ma senza avere le tutele dei professionisti.  Ciò nonostante ci ritroviamo ad essere dilettanti senza nessuna tutela  per  giocatori, allenatori, vari addetti ai lavori oltre che per le società.  Questo tipo di calcio dovrà passare per una profonda riforma, o si muore. Se non ci saranno delle riforme in tema, e se prevarrà l’idea che il calcio debba ripartire a porte chiuse senza aiuti tangibili e concreti alle società sportive, ci saranno forti ripercussioni sul sistema anche a livello di calcio giovanile. Pensiamo solo alla necessaria sicurezza da garantire:  non è semplice attuare tutte le misure di prevenzione e distanziamento sociale che, a partire dalle strutture, dovranno essere applicate a tutela della salute dei tesserati e degli addetti ai lavori. Una cosa è certa: servono decisioni chiare, valide e rapide. Servono interventi tempestivi a sostegno del pallone e delle società che, di riflesso ovviamente, interessino calciatori e allenatori. Interventi efficaci, che evitano uno spettro nefasto che aleggia sulla testa di tanti: la scomparsa del calcio frutto di uno tsunami che in pochi saranno in grado di sostenere. Sappiamo tutti quale è l’importanza dello sport per la comunità e la socialità, quanto è importante per i nostri ragazzi del settore giovanile e per i bambini delle scuole calcio. Lo sappiamo e vogliamo preservare  questo importante patrimonio ma sappiamo anche che per muoversi la ruota di un mulino va alimentata. Il problema si estende alle società, agli imprenditori che ne fanno parte e già fronteggiano la crisi sanitaria con grandi sforzi nel tentativo di preservare posti di lavoro, di garantire il sostegno promesso dal Governo che attualmente e sino ad oggi ancora non si è visto, come nel caso di chi è in attesa della Cig. Tutti meritano risposte. Anche i lavoratori del mondo del pallone meritano risposte, e meriterebbero di avere certezze. Noi tutti vorremmo dare certezze assolute, ma la condizione di attesa è ciò che caratterizza il presente di tutti. Posto che faremo di tutto per reggere l’urto e tornare a rincorrere il pallone. Società e giocatori sono sulla stessa barca, e l’intento è quello di portarla in porto con meno danni possibile. Ma proprio le società, che hanno fatto investimenti scommettendo su progetti e giocatori in funzione di una crescita sportiva e societaria, hanno subito e subiranno un danno enorme dal lockdown del pallone e dell’economia in generale. Se il Governo, come riferito dal ministro Spadafora, destinasse 400 milioni di euro a sostegno del mondo dilettantistico onde evitare una ecatombe che coinvolgerebbe oltre il 30% di società, è chiaro che ragioneremmo su altri piani, andando nella direzione di dare risposte certe e sostegno al nostro mondo sportivo.  In tal senso  la nostra società  farà la sua parte, cosi come sono convinto faranno tutti. Guardiamo al futuro come sempre fatto ma aspettando che ci dicano quale sarà il futuro del calcio che, questo e sempre più certo, cambierà parecchio il suo volto, le sue dinamiche e il suo approccio. Ci sembra naturale e doveroso, al di là delle polemiche, chiedere al presidente della Lnd Sibilia e a Tommasi presidente dell’Aic cosa intendano fare a riguardo? Il mondo del calcio, tutto, necessità di risposte urgenti e non più rinviabili. Non si possono tenere giocatori, tecnici, società e addetti ai lavori ancorati al porto delle nebbie senza poter avere indicazioni sulla rotta che porta alla speranza di rivedere la luce».