QUATTRO CHIACCHIERE CON GABRIELE SETTI

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 QUATTRO CHIACCHIERE CON GABRIELE SETTI RESPONSABILE TECNICO  SETTORE GIOVANILE 

«Il vivaio è un mix fra un teatro e una palestra: lo spettacolo varia di giorno in giorno e insegna ai ragazzi a giocare, e a vivere»

Sassari, 25 aprile 2020

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Gabriele Setti, responsabile tecnico del Settore Giovanile Sassari calcio Latte Dolce: «Il vivaio di una società calcistica è un mondo affascinante, delicato e complicato da gestire ma capace di regalare grandi soddisfazioni calcistiche e umane. Un mondo che nel nostro caso gravita attorno al progetto Sassari calcio Latte Dolce. Un mondo che comprende tante figure fra dirigenti, staff e tecnici sino ad arrivare ai bambini ai ragazzi e alle loro famiglie, che rappresentano una delle componenti più importanti. Se dovessi descriverlo lo racconterei come una rappresentazione teatrale in divenire: ogni giorno accade una cosa diversa e la bellezza è data proprio dal fatto che ogni giorno si cambia. I protagonisti, però, sono sempre i ragazzi, quelli che nei momenti di difficoltà ti danno la forza per andare avanti. Il nostro vivaio conta circa 150 ragazzi, è come avere 150 figli. Sei lì per loro ma non devi mai abbassare la guardia. Devi seguirli e non puoi abbandonarli, devi sempre cercare la soluzione giusta. Ancora, il Settore Giovanile è come una scuola, una palestra in cui l’insegnamento fondamentale è che prima di vincere bisogna anche imparare a perdere. A volte scopri che fra i calciatori in erba le più grosse delusioni emotive scaturiscono dalla sconfitta. Vincere è bello, è un obiettivo da perseguire con l’impegno e l’allenamento, ma a volte incontri chi è più bravo. La sconfitta insegna a superarla, a diventare più forti e crescere. Per questo io e i nostri allenatori lavoriamo soprattutto sulla crescita del ragazzo più che sul risultato meramente numerico. E posso dire che i nostri giovani, in modi tempi e tipologie diverse di crescita, hanno fatto un grosso balzo in avanti. Merito loro, dello staff e della società che punta senza esitazione e con convinzione sui giovani. Alcuni di loro hanno meritato una chance da parte di mister Stefano Udassi, con cui siamo in stretto contatto. L’esempio che faccio sempre a inizio anno è quello dell’orologio: ci sono tantissimi ingranaggi, grandi e piccoli, ma se manca anche solo una microscopica vitina l’orologio si ferma. Questo per dire che ognuno ha un ruolo importante. I valori da trasmettere, quelli che fanno la differenza, sono la coralità, la sintonia e l’identità. A me piace l’idea di creare l’identità di appartenenza dei ragazzi alla società Sassari calcio Latte Dolce, una cosa in stile Barcellona pur con tutte le dovute e necessarie proporzioni. Dobbiamo dare ai nostri ragazzi una mentalità efficace, puntare sull’educazione, invitarli ad avere rispetto. E dobbiamo chiaramente dare una chiara identità di gioco, perché ci piace vedere le squadre che giocano a calcio. Il momento attuale? Grazie al prof Alessandro Cozzula che settimanalmente invia ai nostri calciatori schede di lavoro organico e tecnico, anche lontani dal campo riusciamo a stare sul pezzo. Cerchiamo di stimolarli, di far loro capire che prima o poi l’attività ripartirà. Teniamo necessariamente acceso il lume della speranza, fondamentale per i giovani. Io e tutti gli allenatori in questa fase stiamo invitando i ragazzi ad approfittare del momento per concentrarsi con ancora più energia sullo studio. Serve organizzazione per conciliare scuola e calcio, bisogna essere bravi organizzatori perché è sui banchi di scuola che si costruisce il futuro. Il calcio è motore di socialità e maturazione, è chiaramente una opportunità, è un faro che anche in momenti bui come quello che stiamo attraversando ci ricorda che possiamo farcela. E ripartire dai giovani dovrebbe essere una delle priorità di chi decide, in piena sicurezza ma con necessaria lungimiranza».