Quattro chiacchiere con l’esterno Simone Ravot

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«D’ora in poi dovremo vincere quante più partite possibile»

 

Il Latte Dolce calcio torna in campo dopo la sfida alla Torres che ha regalato un punto a testa alle due squadre sassaresi impegnate nella rincorsa salvezza. Uno dei protagonisti della gara è stato Simone Ravot, classe 1996 che contro i rossoblù ha giocato da esterno alto ma svolge solitamente il ruolo di cursore di fascia destra partendo dalla difesa. Un rimbalzo sbagliato al momento della conclusione – e la parata di Tore Pinna – gli ha probabilmente impedito di timbrare il tabellino e risolvere la stracittadina, lo spirito però è quello giusto: determinato, aggressivo e pronto alle prossime sportive battaglie.

Ci racconti in breve Torres-Latte Dolce? «Una gara difficilissima, come avevamo previsto, e alla fine meritavamo più di un punto. Una gara importantissima, stracittadina molto sentita e bella da giocare. L’abbiamo approcciata nel modo giusto, eravamo concentrati sin da subito. Ognuno di noi sapeva come doveva comportarsi in campo, e tutti siamo stati capaci di dimostrare il nostro valore».

Ravot, professione pendolino: meglio cursore difensivo o offensivo? «A me piace il gioco propositivo, mi piace avere la palla fra i piedi e giocarla sempre. Mi piace molto la fase offensiva, arrivare sino in fondo e fare qualcosa di importante per la squadra. Anche la fase difensiva mi piace, ma rincorrere la palla è meno divertente – sorride -. Scherzi a parte non c’è una fase che preferisco di più o di meno. Penso che bisogna leggere la partita nel modo giusto, fare le cose essenziali che il match richiede in quel momento».

Dal Latte Dolce al..Latte Dolce? «Ho iniziato a giocare a calcio all’età di 6 anni proprio nel Latte Dolce. A 13 anni, dopo sette trascorsi in biancoceleste, nell’estate 2010 ho avuto la fortuna di essere acquistato dalla Roma, il tutto dopo aver avuto contatti con Lazio, Empoli, Genoa e Inter. Avevo quasi raggiunto l’accordo con il Vicenza, il presidente biancorosso Dario Cassingena aveva addirittura già pagato parte del mio cartellino, ma si fece avanti il club giallorosso e sono finito nella Capitale. Mi ispirava e piaceva quella città. Allenarmi due volte in prima squadra  con campioni come Totti, De Rossi e altri è stato straodinario. Dopo due anni con i Giovanissimi e Allievi nazionali in sotto età, allenato da Vincenzo Montella, ho lasciato Roma portando con me il ricordo di un gol pesantissimo nel derby contro la Lazio che portò una vittoria fondamentale per le finali scudetto. Rientrato in Sardegna ho firmato per il Cagliari, lì ho subito un bruttissimo infortunio che ha rischiato di compromettere la mia carriera e la mia crescita calcistica. A quel punto ho indossato ancora la casacca biancoceleste, poi Olbia e Virtus Bergamo in D. L’estate scorsa sono tornato a Sassari, da dove ero partito, e oggi gioco in serie D per il mio Latte Dolce».

Un giudizio sul girone G di serie D? «Un bel campionato: giocatori e squadre importanti allestite per fare il salto di categoria. Penso che valga la vecchia C2, ci sono tanti elementi validi, tanti professionisti che giocano a calcio per lavoro e vivono da questo».

E il Latte Dolce? «Il nostro obbiettivo è la salvezza, ma se poi arrivasse qualcosa di più ne sarei felicissimo, per il gruppo, per la società che ha fatto tanti sacrifici e per noi giocatori che ci mettiamo sempre il cuore nonostante tante difficoltà. Sino ad ora nessuno ci ha dominato, anzi, abbiamo messo sotto anche squadre che ora stanno al vertice della classifica. Mancano diversi punti alla nostra classifica, punti che secondo me meritavamo pienamente».

Il vostro punto di forza? «Il cuore, e il gruppo. Siamo tutti amici dentro e fuori dal campo. Siamo uniti. Il gruppo conta molto, a volte aiuta anche a vincere anche le partite».

Il doppio hashtag #wearefamily #weareteam vi rappresenta? «Io non vedo l’ora di andare ad allenarmi e stare con i miei compagni. Mi danno serenità, la voglia e la forza di vivere ogni giorno per questo sport dando il meglio di me stesso. Il nostro è un gruppo dal grande valore umano e personale. Da loro posso solo imparare, ascoltare e ricevere consigli: tanti dei miei compagni sono anche bravi padri di famiglia».

Obiettivo personale? «Migliorarmi ancora e arrivare a giocare in pianta stabile nei professionisti. Sino ad ora ho avuto un po’ di sfortuna, ma spero che qualcuno si accorga di me e creda in me. Ah, ne ho un altro: salvarmi con la squadra della mia città».

Il Sansepolcro è il prossimo avversario.. «Si deve vince e basta. Ora bisogna fare tanti punti e cercare di avvicinare sempre di più il traguardo salvezza. Siamo pronti ad affrontare queste partite, pronti per disputare un gran finale di campionato».